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Dolore di spalla di origine miofasciale

disegno di due persone con dolore alla spalla
Il dolore di spalla è un problema muscoloscheletrico frequente. Non esiste un gold standard clinico per definirlo e, in genere, i problemi di questa regione sono identificati come segni e sintomi nella regione del deltoide, dell’arto superiore e della regione scapolare, riduzione dell’escursione articolare e limitazioni nelle attività della vita quotidiana. Una delle cause più frequenti di dolore di spalla è la sindrome da impingementsubacromiale, compreso la tendinopatia della cuffia dei rotatori e la borsite subacromiale. Numerosi studi hanno evidenziato un’alta prevalenza di muscoli con trigger point miofasciali (MTrPs) attivi e latenti in pazienti con dolore di spalla cronico.
L’alta affidabilità della presenza o assenza della banda tesa, dell’area dolorosa alla palpazione, del jumpsign, della provocazione del sintomo familiare del paziente e del dolore riferito dimostra che la palpazione dei MTrPs è uno strumento utile e affidabile nel diagnosticare il dolore miofasciale in pazienti con dolore di spalla.
Gli studi di prevalenza hanno mostrato un numero significativo di MTrPs attivi nel lato doloroso, ma non differenze significative nel numero di MTrPs latenti tra i muscoli del lato doloroso e non doloroso. I MTrPs attivi sono più prevalenti nei muscoli infraspinato, trapezio superiore ed elevatore della scapola.
In soggetti con MTrPs latenti sono state evidenziate una riduzione della forza, una fatica muscolare più precoce e una alterazione dell’inibizione reciproca degli antagonisti. Questi risultati potrebbero avere un’importante implicazione clinica per la diagnosi e il trattamento dei disturbi di spalla associati ad una alterazione della funzione muscolare.
Le revisioni sul trattamento del dolore miofasciale di spalla hanno evidenziato l’efficacia del dry needling, della manipolazione fasciale, della laser terapia e dei trattamenti multimodali che includono la compressione manuale dei MTrPS, lo stretching, le applicazioni di ghiaccio, gli esercizi domiciliari e le raccomandazioni ergonomiche.
La componente miofasciale e, in particolare, l’influenza dei MTrPs sulla funzione muscolare, dovrebbe quindi essere considerata come possibile causa primaria o secondaria del dolore di spalla durante la valutazione clinica.
 
Sergienko S, Kalichman L. Myofascial origin of shoulder pain: A literature review. J BodywMovTher. 2015 Jan;19(1):91-101.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25603748

Dry needling nella gestione della cefalea cervicogenica e tensiva

aghi sulla fronte di una donna
Il mal di testa è un disturbo molto comune. La cefalea tensiva è rappresenta il mal di testa primario più frequente, anche se spesso è difficile da distinguere clinicamente dalla cefalea cervicogenica per le caratteristiche simili e per i meccanismi eziopatogenetici ancora sconosciuti.
L’obiettivo di questa revisione è stato verificare l’efficacia del dry needling nella gravità e frequenza della cefalea cervicogenica e tensiva.
Sono stati inclusi tre studi, due studi clinici controllati e randomizzati e un case report.
I risultati degli studi, nonostante siano state utilizzate valutazioni differenti, indicano che il dry needling potrebbe produrre un miglioramento clinicamente significativo nella cefalea tensiva e cervicogenica, soprattutto dopo trattamento multipli; comunque, gli autori non hanno dimostrato un’efficacia maggiore del dry needling rispetto ad altre tecniche. Inoltre, è possibile ipotizzare che il dry needling rappresenti una strategia più efficace se associato alla fisioterapia convenzionale.
Sebbene i risultati di questa revisione siano da interpretare con cautela per le differenze metodologiche e il rischio di bias degli studi inclusi, il dry needling potrebbe avere un impatto clinico importante considerata la prevalenza di questi disturbi. Inoltre, in nessuno dei tre studi inclusi sono stati segnalati eventi avversi o peggioramento dei sintomi.
 
France S, Bown J, Nowosilskyj M, Mott M, Rand S, Walters J. Evidence for the use of dry needling and physiotherapy in the management of cervicogenic or tension-type headache: A systematic review. Cephalalgia. 2014 Mar 12.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24623124

Il ruolo del rinforzo muscolare nell'artrosi di ginocchio

Nelle linee guida più recenti per la gestione dell’artrosi di ginocchio raccomandano un approccio non farmacologico: riduzione di peso (negli individui obesi), educazione ed esercizio terapeutico. L’esercizio terapeutico, compresi gli esercizi aerobici e il rinforzo muscolare, è efficace per migliorare il dolore e la disabilità in questo disturbo. Tuttavia, non è chiaro se gli effetti positivi dei programmi di esercizi siano conseguenza dell’aumento della forza muscolare o di altri aspetti.
Gli obiettivi di questa revisione sistematica con meta-analisi sono stati 1) indagare se gli effetti dei training di rinforzo muscolare proposti dalle linee guida dell’American College of Sports Medicine (ACSM) differiscono da altre tipologie di training sul dolore, sulla disabilità e sul miglioramento della forza muscolare in pazienti con artrosi di ginocchio, 2) indagare se esiste un’associazione tra il miglioramento della forza muscolare e i cambiamenti nel dolore e nella disabilità, 3) identificare una potenziale soglia per il guadagno minimo nella forza muscolare necessaria per un cambiamento nel dolore e nella sensibilità.
Sono stati inclusi nell’analisi finale 45 articoli che comprendevano in totale 4699 partecipanti, con un’età media di 64 anni. 22 interventi seguivano le linee guida dell’ACSM per il training di rinforzo muscolare, mentre 34 interventi seguivano strategie differenti. I 22 interventi che seguivano le linee guida dell’ACSM avevano una durata media del periodo di esercizio di 8 settimane, con in media 3 sessioni a settimana. Il numero medio di serie per ogni esercizio era 3 con un numero medio di ripetizioni di 10, con un carico di almeno il 40% di 1RM. I 34 interventi differenti avevano una durata media di 8 settimane, con una media di 3 sessioni a settimana. Alcune strategie analizzate negli studi inclusi non prevedevano un intervento nel gruppo di controllo (20 erano confrontate con un intervento sham o placebo, 3 con la lista di attesa). Le misure di outcome più utilizzate sono state la NPRS, la WOMAC, lo SF-36, la VAS e la KOOS.
I risultati dello studio hanno mostrato che il training di rinforzo muscolare definito dall’ACSM aumenta la forza muscolare del quadricipite in modo significativamente maggiore rispetto alle altre strategie utilizzate negli studi inclusi, come evidenziato anche in studi precedenti. Nonostante questo, non sono state identificate differenze nei cambiamenti del dolore e della disabilità tra gli esercizi specifici di rinforzo muscolare e altre tipologie di esercizi. Di conseguenza, è possibile dedurre che gli esercizi hanno degli effetti clinici positivi indipendentemente dalla tipologia.
Una possibile spiegazione di questi risultati apparentemente ambigui potrebbe essere che gli esercizi coinvolgono numerosi aspetti oltre alla forza muscolare, come la funzionalità neuromuscolare, lo stato generale di salute e i fattori psicologici, aspetti che nel complesso potrebbero influenzare gli outcome clinici.
L’analisi dei risultati ha mostrato che un aumento minimo del 30% e del 40% della forza del quadricipite è necessario per ottenere un effetto benefico sul dolore e sulla disabilità, rispettivamente.
 
Bartholdy C, Juhl C, Christensen R, Lund H, Zhang W, Henriksen M. The role of muscle strengthening in exercise therapy for knee osteoarthritis: A systematic review and meta-regression analysis of randomized trials. Semin Arthritis Rheum. 2017 Mar 18.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28438380/ovo paragrafoo paragrafo

Rischi e benefici del CrossFit

Il CrossFit è un allenamento a intervalli ad alta intensità che attraverso vari movimenti funzionali si pone l’obiettivo di migliorare la forza muscolare e la capacità cardiorespiratoria. Nello specifico gli esercizi sono quelli del sollevamento pesi, sollevamento olimpico, ginnastica, aerobica e condizionamento metabolico.
Ogni forma di attività fisica ha un potenziale rischio d’infortunio. Il numero d’infortuni nel CrossFit non è maggiore di altri sport; ad esempio circa il 74% dei runner subisce un infortunio di entità moderata o grave ogni anno, percentuale maggiore rispetto al 19,4% di chi pratica CrossFit. I distretti più interessati sono le spalle, il rachide lombare e le ginocchia. Come in altri sport, un infortunio precedente rappresenta un importante fattore di rischio. Un infortunio precedente aumenta di circa 4 volte la probabilità di una recidiva, motivo per il quale prima di iniziare CrossFit è importante valutare precedenti disturbi o eventuali limitazioni. Le persone che praticano CrossFit presentano una dolorabilità muscolare post-esercizio maggiore rispetto ad altre tipologie di allenamento, per questo sono necessari cicli di riposo per evitare sovraccarichi e prevenire infortuni.
In sintesi il CrossFit è paragonabile ad altre strategie di allenamento ad alta intensità in termini d’infortunio e incremento delle prestazioni atletiche. Svolgere esercizi di gruppo potrebbe aumentare il grado di soddisfazione dei partecipanti, con una maggior probabilità di continuare i programmi di allenamento. Con un’adeguata formazione e un aumento graduale dei carichi di lavoro, il CrossFit può essere un allenamento efficace per incrementare il VO2 max, la forza, la muscolatura e la resistenza.
 

Meyer J, Morrison J, Zuniga J. The Benefits and Risks of CrossFit: A Systematic Review. Workplace Health Saf. 2017 Dec;65(12):612-618.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28363035uovo paragrafo

10 cose da non fare nel dolore tendineo dell'arto inferiore

1. Riposo completo
 
Il riposo riduce la capacità del tendine di adattarsi al carico. Ma il dolore non deve essere ignorato (punto 4). E’ necessario ridurre i carichi al livello tollerabile dal tendine e incrementare successivamente con gradualità la tolleranza del tendine al carico.
 
2. Effettuare trattamenti passivi
 
I trattamenti che non hanno l’obiettivo di aumentare la capacità di carico del tendine non sono efficaci nel lungo termine, sebbene siano utili in alcuni casi per ridurre temporaneamente il dolore.
 
3. Effettuare infiltrazioni
 
Le infiltrazioni nel tendine non sono efficaci. Non dovrebbero essere effettuate prima che il tendine abbia risposto a un buon programma di esercizi.
 
4. Ignorare il dolore
 
Il dolore avvisa che il carico è eccessivo. E’ necessario ridurre le componenti dell’allenamento che sovraccaricano il tendine (punto 10).
 
5. Fare stretching
 
Lo stretching aumenta le forza compressive dannose per il tendine. Se i muscoli sono rigidi, è consigliato utilizzare il massaggio.
 
6. Massaggiare il tendine
 
Un tendine doloroso è sovraccaricato e irritato; di conseguenza, il massaggio può rappresentare un insulto eccessivo e aumentare il dolore. In alcuni casi il dolore migliora nell’immediato dopo il massaggio, ma può peggiorare successivamente con il carico. Come riportato nel punto 5, può essere utile massaggiare il muscolo.
 
7. Preoccuparsi dei risultati dell’indagini strumentali
 
I referti dell’ecografia e della risonanza magnetica possono spaventare il paziente e parole utilizzate dai medici come “degenerazione” e “lesioni” possono scoraggiare il carico. Il tendine patologico può tollerare il carico, soprattutto se aumentato progressivamente.
 
8. Preoccuparsi della rottura del tendine
 
Il dolore è protettivo per il tendine perchè determina una riduzione del carico. La maggior parte delle persone che hanno una rottura completa di un tendine riferiscono di non aver mai avuto dolore in precedenza.
 
9. Dedicare poco tempo alla riabilitazione
 
Dedicare poco tempo alla riabilitazione non funziona. E’ necessario un tempo adeguato per aumentare la forza e la capacità di carico del tendine. Sebbene siano necessari 3 mesi e in alcuni casi anche di più, i risultati nel lungo termine sono buoni se la riabilitazione è corretta. I trattamenti definiti miracolosi (punto 3) in genere portano a miglioramenti nel breve termine, ma il dolore si ripresenta quando il tendine è sottoposto nuovamente al carico.
 
10. Non capire quali carichi siano eccessivi per il tendine
 
Il carico maggiore sul tendine avviene durante le attività che lo utilizzano come una molla, come saltare, cambiare direzione o effettuare uno sprint. Carichi differenti sono bassi per il tendine, così gli esercizi con i pesi eseguiti lentamente non determinano un carico eccessivo nel tendine, nonostante abbiano sicuramente un effetto benefico sui muscoli.
 
Riassunto
 
Il messaggio da portare a casa è che la riabilitazione basata sull’esercizio rappresenta il trattamento migliore per il dolore tendineo. Un programma progressivo con esercizi di forza e resistenza darà al tendine i carichi appropriati e avrà i risultati migliori nel lungo termine.
 
Tradotto da http://semrc.blogs.latrobe.edu.au/10-things-not-to-do-if-you-have-lower-limb-tendon-pain/
Autore: Jill Cook

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